
Non c’è famiglia con adolescenti al seguito che non abbia dovuto affrontare la questione motorino SI motorino NO.
Gli adolescenti si sa sono, a volte, indisciplinati e le statistiche che riguardano gli incidenti stradali causati o subiti dalle due ruote, lasciano basiti… sono veri e propri bollettini di guerra.
Pur di non rispondere al quesito tanti genitori hanno optato per le micro car che, a dire il vero, hanno due ruote in più però dal punto di vista della sicurezza lasciano il tempo che trovano in quanto, è noto alle cronache, che le resine che compongono l’abitacolo non reggano gli urti.
Peccato che gli ultimi a saperlo siano propro gli spericolati ragazzini che con lo stereo a palla e una canna “in festa” sulla bocca sono soliti attraversare le città sgommando a destra e a manca senza preoccuparsi minimamente di incroci, pedoni, ciclisti.
Da tempo esiste una soluzione che poche famiglie considerano e si lega ad un mezzo di trasporto alternativo che è in grado di far spostare i propri figli in maniera più economica esponendoli ad un minor numero di pericoli.
La terza via è, infatti, rappresentata dalle bici pieghevoli a pedalata assisistia che, da Manuale d’Istruzione, garantiscono una velocità costante di 25 Km/h, da utilizzare su strada o sterrato in tutta sicurezza e senza troppi imprevisti.
E’ dimostrato che avere a disposizione un supporto di energia maggiore, anche se contenuto, aiuti a togliersi dalle situazioni di impaccio evitando di immolarsi come reale bersaglio a vantaggio di automobilisti e/o motociclisti poco rispettosi della vita del prossimo, almeno su strada.
Nell’arco di dieci anni il settore delle pieghevoli si è notevolmente arricchito di modelli che propongono nuovi stili di vita e di soluzioni un tempo inimmaginabili.
E si è passati così dalla Brompton M3R, la pieghevole per antonomasia, nata e cresciuta in Inghilterra, con tanti anni alle spalle per sperimentazioni e miglioramenti, rigorosamente a trazione muscolare e costosa, alla Strida nata da un’idea datata anni 80 ad opera di Mark Sanders, passando per la Dahon Mu Uno è stata pensata per un utilizzo urbano e quotidiano, la Tern Link D7i decisamente pensata per vivere il weekend e la fBike adatta per i neofiti del genere “pieghevole” in quanto dal prezzo contenuto.
Molti di questi modelli stanno subendo utili trasformazioni passando dalla trazione muscolare a quella a pedalata assistita ed è così che la vasta gamma di biciclette pieghevoli ha consesso ai suoi stimatori una gran bella opportunità in più.

Parliamo infatti della Flebi Evo e-bike v2.0 Black LimitEd che sarà lanciata ufficialmente in Italia nel mese di settembre in occasione del Cosmo Bike Show di Verona e più precisamente dal 15 al 18 settembre.
Cosmo Bike è un luogo dove la passione prende forma il consumatore può toccare con mano per vagliare, confrontare e testare le migliori possibilità in vista di un futuro acquisto.
In 4 giorni di fiera CosmoBike Show offre 21.000 mq di aree test per bici da strada, eBike e MTB.
In conclusione è d’obbligo la considerazione che nel caso di una bicicletta elettrica non sussistono alcuni obblighi che, di contro, il motorino impone.
Partiamo dal discorso della targa: la bici elettrica non ha bisogno di essere targata e, quindi, decadono gli obblighi della assicurazione obbligatoria, della tassa di circolzione e di pagare le multe.
In realtà non ha neanche l’obbligo di utilizzo del casco (l’uso è limitato ai minori di anni 12) però se lo si usa non può che andare a vantaggio della sicurezza.
E, in ultimo, ma non per ultimo, la bicicletta elettrica può utilizzare percorsi alternativi, come piste ciclabili e può muoversi dentro ai parchi. Se pieghevole può andare in metro e sui treni senza pagare biglietto e quindi, favorire lo spostamento intermodale.
Insomma la bici elettrica è in grado di garantire lo sviluppo di una nuova filosofia di vita.
Il problema è che solo in pochi, ancora, se ne sono resi conto.
E’ diffusa la convinzione che la bicicletta sia pericolosa e le città d’asfalto siano solo per le auto.
Per cambiare idea basta davvero poco… già alla prima pedalata la visione d’insieme cambia.
La Redazione
