Le Interviste di Allinfo.it : Toni Verde

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#ToniVerde #CircusinTheSky #Unity

Non posso negarlo. L’intervista con Toni Verde è stata la più complessa tra quelle sino ad oggi portate a termine. Uno sconfinare continuo nei rivoli della riflessione alla ricerca dell’unità e, quindi , del comun denomintore possibile tra i mille discorsi affrontati nel corso dell’intervista telefonica durata più di un’ora.

Toni Verde recentemente ha pubblicato “Circus in the Sky”   tratto dall’ultimo Album “Unity”  presentato  al pubblico, in occasione della 20° Festa Europea della Musica e in anteprima internazionale a Piazza di Spagna a Roma nel Giugno scorso, invitato dall’organizzazione che annualmente mette in scena l’evento nelle capitali d’Europa.

Due le parole chiave. Circus in the Sky e Unity. Parole che partono dalla sintesi di un processo di elaborazione artistico che  per Tony Verde trae origine dal suo passato classico , ha sperimentato e respirato sonorità progressive per poi approdare all’oggi forte di quale  consapevolezza?

Per me andare e suonare dal vivo soprattutto alla luce del mio passato progressive è una opportunità per tornare a confrontarmi ed avere il contatto col pubblico stufo del lavoro di solo studio fatto a casa.  A piazza di Spagna ho provato la bellezza dell’emozione legata al suonare dal vivo.  Con la prima  presentazione del progetto a  Parigi, nel corso di  una serata magica, ho interrotto una attesa che durava da più di 35 anni.  Da lì la voglia di proseguire.  Tutto ciò si sposa con l’idea dell’unione perchè è unione tutto quello che noi pensiamo.  Unione è amore , è conversazione, finalizzata alla espressione e alla comprensione reciproca.  Amore che unisce per arrivare al messaggio cosmico che il mondo, la vita è uno, è essere uno.  Unità dunque anche nella musica ,  di generi vari. Per questa ragione passo dal rumore alla melodia , dalla melodia a tutto ciò che è la rappresentazione sonora del mio vissuto.

Che rapporto ha con le parole?

Le parole sono fatte per dare dei messaggi e prima di proporle agli altri mi spendo nella ricerca di parole e linguaggi nuovi.  Nell’album ci sono due brani cantati. Uno di essi è proprio Circus in the sky che nasce dalla mia esperienza con il teatro e precisamente dall’Arca di Giada:  un progetto che si spende  fra testi musica e grafica che io e mia moglie abbiamo rappresentato in passato nei teatri di tutto il mondo, insieme ad acrobati e danzatori.

Il progetto è figlio di quale obiettivo?

Di trovare l’armonia nell’Unità  in una visione del bello che può contrastare la decadenza dell’essere umano.  Di fondo c’è una forte positività. La voglia di positività è desiderio di scoprire, di andare oltre. L’arte del fare positivo e di andare oltre sembra sparita nella massa. Muovere le masse diventa, allora, l’imperativo e il mio desiderio di artista alla ricerca del pathos antico è quella di incontrare la gente e di spronarla a riflettere.

Nella ricerca di questa unità che ruolo ha per Tony Verde la spiritualità?  La decadenza è frutto della mancanza di esempi o della mancanza di maestri ?

Ci sono tanti maestri, persone che noi definiamo maestri di vita perché hanno raggiunto livelli di spiritualità altissimi. Una componente fondamentale in questo quadro spirituale è il benessere fisico che si può raggiungere proprio attraverso  la religiosità. Per me essere religiosi significa essere devoti ad un messaggio, a un significato ad un modo di raccogliersi con se stessi per acquisire consapevolezza di sé

Essere stato definito un guru della musica elettronica è un peso oppure una responsabilità / opportunità?   

E’ una responsabilità. Trovo che sia fondamentale prendersi delle responsabilità soprattutto quando si cerca di acquisire la piena consapevolezza di   ciò che, in quel momento, si sta facendo. Per me è fondamentale prendere e far prendere coscienza del peso specifico di questa parola /termine / concetto che va oltre la meditazione per sconfinare nell’aspetto materiale e fisico del corpo. Consapevolezza anche  attraverso l’alimentazione che può influire sul carattere e spingere verso lo sviluppo di una certa etica.

Etica e consapevolezza. Le canzoni di successo che noi ricordiamo sono quelle che ci inducono a riflettere.  Sembra invece che la musica di oggi si spenda più nell’intrattenere che nel far riflettere?

L’intrattenimento è una cosa bellissima perché la mente deve pur divertirsi. Il sorriso fa bene se unito alla spensieratezza che immagino sempre  pronta a  spingere verso attività in grado di smuovere l’intelletto.  Io amo la vita  meditativa però in questi anni la spensieratezza è e rimane atto /pensiero compatibile. E in questo periodo storico permette una migliore  unione tra mente e corpo.  Igor Fëdorovič Stravinskij accusato, dai suoi contemporanei, di fare musica di intrattenimento spesso ribadiva “Io non faccio musica di intrattenimento io faccio musica per educare l’anima“.  Bach ad esempio , oltre a scrivere  musica sacra  componeva anche delle mazzurche (la dance dell’epoca). Eppure oggi è l’Universo che rappresenta, senza essere mai stato sminuito per la musica altra composta.

La questione diventa quella di rapportarsi alle cose in funzione del tempo. Che rapporto ha col tempo? Si può rischiare di perdere il rapporto con le cose del nostro Universo ?

Il tempo non esiste, lo definiamo noi. Ci diamo un tempo e per un musicista il tempo è tutto se si lega al ritmo. Sono convinto, invece, che altra cosa sia il tempo della mente:  è unico e non esiste. Mentre è una realtà  solo per la parte fisica.   Riguardo al tempo della mia musica, essa vive un arco temporale dilatato,  con estrema  naturalezza e mi spinge a spaziare dalla musica classica alla dance, passando per l’elettronica con l’obiettivo di esprimermi appieno attraverso lo strumento che suono in quel momento.

Che rapporto ha con la metrica?

La metrica è importantissima e sollecita il cervello, la mente  la allenarla ad un certo tipo di dinamismo e  di cambiamento continui. Nella musica classica i tempi cambiano continuamente – tutti tempi dispari – diversamente dalla musica pop basata sui 4/4 e stessa cosa nel jazz, musica, che ti  può abituare  a pensare con l’ausilio di momenti (tempi ) diversi.  Per questo mi piace ascoltare ogni genere di  musica. La metrica è, dunque, una lezione di vita per imparare a vivere su metriche diverse, sviluppando la capacità del  pensiero.

Come si evolverà il progetto UNITY?

Dipenderà dalla consapevolezza che avrò acquisito in quel momento. So per certo che, nel frattempo, sto sperimentando la mia musica attraverso l’uso di strumenti non comuni.
Vale quanto dissi in una  intervista alla BBC molto tempo fa:   mentre i ragazzi degli anni 60 vivevano con le chitarre adesso i ragazzi si esprimono con gli strumenti elettronici cedendo il passo alla monotonia. Entrando dentro quell’onda è, tuttavia, possibile captare le varie risonanze che , a loro volta , sono in grado di formare le tessiture musicali notevoli.

Ci sarà una nuova rappresentazione dopo la presentazione dell’album a luglio a piazza di spagna?

Per il momento ho in mente di dare spazio ad altri live e di orientare Unity  verso l’elettronica anche se, in gestazione, c’è un altro progetto nel quale l’acqua avrà un suo ruolo fondamentale. Ma per il momento non posso dirti di più.

di Giovanni Pirri

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