Le interviste di Allinfo.it : Giordano Sangiorgi #nuovomei2015

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Il Mei è una realtà che esiste da più di vent’anni e ogni anno continua a svolgere un ruolo fondamentale nello scenario indipendente. Quest’anno sotto l’egida dell’hashtag #nuovomei2015 dall’1 al 4 ottobre ci proporrà tante novità tra le quali è importante segnalare :

la nascita del primo Festival del Cinema Musicale MeiD in Italy che si terrà il 3 e 4 ottobre al Cinema Sarti di Faenza. Tante le proiezioni in programma: l’inaugurazione spetta al film biografico di Paolo Virzì “L’uomo che aveva picchiato la testa”, dedicato a Bobo Rondelli, con il quale sarà organizzato un incontro a fine proiezione, mentre la chiusura a “Numero Zero”, il documentario più importante dedicato alla storia del rap italiano raccontato dai suoi protagonisti e accompagnato dalla voce narrante di Ensi.

lo svolgimento durante  la Notte Bianca del 3 ottobre, di  un concerto evento per la “Giornata Nazionale per le Vittime dell’immigrazione” organizzato in collaborazione con iCompany, che si occupa anche del Primo Maggio. I primi artisti annunciati sono Eugenio Bennato, Med Free Orkestra e La Rua.

l’istituzione del  Premio Freak – Sono un ribelle mamma!, dedicato a Freak Antoni e rivolto alle auto-produzioni musicali e alle migliori promesse della nuova scena musicale italiana.

Così ogni volta che si getta un occhio al programma di una delle manifestazioni più attese dell’anno si comprende che l’obiettivo è quello di AGITARE CON CURA e CON PASSIONE un ambito che vive anche grazie anche alla dedizione di Giordano Sangiorgi: ha permesso al  MEI di essere un punto di riferimento vitale per musicisti, artisti, etichette e di tutte le realtà produttive indipendenti.

Lo abbiamo, quindi, raggiunto al telefono per parlare un po’ con lui di tutte le novità del #nuovoMEI2015:

Tante novità. Le principali?

La prima, in assoluto, è legata alla chiusura del ciclo  di vent’anni  del MEI che è stato festeggiato con   la pubblicazione di un libro, di una doppia compilation, la festa a Roma alla Pelanda  che ci ha permesso di circoscrivere un periodo che ha registrato cambiamenti epocali.
Si apre così con un nuovo hashtag  un periodo dedicato ai giovani emergenti di oggi che vanno dall’auto produzione alla auto promozione musicale fatta prevalentemente attraverso il web e i live, che hanno  attenzione verso i diritti e la formazione. Tant’è che i venti , trentrenni di oggi   non hanno nulla da invidiare a quelli della stessa età di tanti anni fa.

La seconda è che a FAENZA si lavora sempre di più  nella direzione dell’unione tra culture indipendenti di mezzo che possano aiutare lo sviluppo e, quindi, l’evoluzione della  cultura musicale indipendente resa viva da giovani che si incontrano in una città in cui, a pieno titolo, FANNO LA NUOVA MUSICA INDIPENDENTE DI OGGI. Provengono da tutta Italia. OLTRE 150 FESTIVAL CI MANDANO I LORO VINCITORI , ci sono poi le etichette più giovani,  il crowdfunding. C’è il web, gli strumenti musicali , il cinema indipendente proprio a dimostrazione di tutto ciò e con l’obiettivo di crescere assieme nella diversità.

20 anni sono tanti e danno la possibilità di fare delle analisi dal punto di vista  sociologico o economico. Che analisi ne trae?

Dalla mole di artisti ci ritorna un mondo giovanile molto creativo nonostante la crisi complessiva in cui versa il settore della musica e, cosa più importante, nonostante l’assenza di spazi.   Per questa ragione il MEI cerca di essere un   faro, un punto d’approdo e di speranza per i giovani che hanno sia bisogno di un maggiore sostengo da parte delle istituzioni nazionali che si occupano di musica sia di un piano straordinario da parte dei beni culturali che con un ponte straordinario dovrebbero sostenere  i giovani emergenti e i loro festival. Giovani che avrebbero necessità anche di un  maggiore investimento da parte delle società di collecting come la SIAE affinché una parte dell’equo compenso venga fornito alle nuove generazioni di artisti  a sostegno della innovazione e della creatività. Di contro, gli enti pubblici locali dovrebbero  investire in contest di culture musicale giovanile aperte all’incontro di altre realtà come quelle dei  writers o dei videomaker.
Diciamo che, come vent’anni fa, registriamo l’assenza di punti di riferimento sulla scena emergente italiana e noi li stiamo creando per far vedere quanti giovani siano all’atezza di andare sui network nazionali e di meritarsi quindi l’attenzione di un pubblico più ampio.

Nell’arco di 20 anni  a parità d’età tra generazioni differenti il concetto / parola indipendente è cambiato?

Ti do un dato che spero ti sia utile:  è cambiato relativamente alla speranza di trasformare la musica in un lavoro.

Il dato è che a metà degli anni ’90 molti giovani della scena indipendente (artisti e produttori)   riuscivano anche a  vendere qualche migliaio di copie del loro prodotto ciò significava che vendendo i demo ad una cifra che è paragonabile ai dieci euro di adesso  potevano incassare dai 20 ai 50 mila euro, anche solo in un anno, avendo così la possibilità di  mettere su una piccola impresa di autoproduzione.  Non a caso, il boom delle  etichette indipendenti ha portato alla, conseguente,  nascita del MEI che è diventato un punto di riferimento, spontaneo, naturale per tutti  quei produttori (tant’è che in pieno boom delle produzioni indipendenti si potevano registrare fino a 500 espositori).  Oggi non  c’è questo tipo di speranza e molta della produzione finisce su youtube o sui live , ovvero fruisce di realtà che  non permettono di generare risorse utili a creare realtà  e prospettive economiche. Oggi molti artisti come lavoro principale fanno altro.
La nostra battaglia va nella direzione degli sgravi fiscali sui live e si muove per ottenere  un maggiore ritorno di diritti affrontando  piattaforme monopolistiche come youtube, apple, spotify, affinché  paghino molto di più gli artisti. Del resto sono loro a creare contenuti per piattaforme che  incassano grandi capitali. Grazie alla distribuzione on-line, morta quella fisica, possono dettare le regole del mercato pagando gli artisti pochissimo. Se ci pensi  gli artisti, oggi vengono sfruttati come gli  operai dell’industria del primo novecento che si battevano per essere pagati  di più. Penso che un iphone che costa più di 500 euro varrebbe esattamente la metà  se non potesse diffondere musica.  E alla cultura (musica, cinema, attività) di quei 500 euro ne arrivano appena 4.
Di esempio restano quindi le battaglie di Pharrell Williams contro Pandora  e di Iggy Pop e Win contro youtube.

L’idea è che grazie alla  diffusione di massa ci sia stato uno svilimento della figura dell’artista… pensa ci sia il dolo di qualcuno oppure sia il frutto di una conseguenza naturale.

E’ stata una conseguenza naturale dell’innovazione tecnologica che ha portato ad una rapida espansione dei consumi. Si sono, così,   appiattiti l’interesse e l’approfondimento  sui creatori di contenuto.
Negli anni ’70 ad essere nominato negli album era  anche il fonico e i fans conoscevano persino  il nome di chi portava il pulmino della band che preferivano e ascoltando un disco ascoltavano , in realtà,  un progetto musicale. Oggi siamo di fronte ad un modello che passa per singoli e molti non conoscono nemmeno il nome dell’artista oltre a non conoscere il nome del produttore, dei musicisti …
L’innovazione ha accelerato questo tipo di consumo. E’ evidente che in Italia,  nell’arco di vent’anni   in cui si è tentato di imporre, anche se con successo parziale, il modello del giovane da reality che rusciva senza fare nulla   l’approfondimento dei progetti  culturali compresi quello musicali  abbia   subito uno svilimento che ha disabituato il pubblico al  consumo di progetti completi e, a mala pena, di quello dei singoli.
Va detto però che non tutto debba essere letto in maniera negativa,  perché va ricordato  che una delle più grandi rivoluzioni della musica fu quella che mise il 78 giri in soffitta per lasciare spazio all’esplosione dei 45 giri  e  molti non sapevano  neanche dell’esistenza di un lato b.

Dove si nasconde la rivoluzione di questo universo indipendente?

Credo che non passi più attraverso la musica. Non è più l’unico elemento reale di trasgressione e di cambiamento a disposizione delle giovani generazioni. Negli anni ’60 era un modo per lanciare un messaggio utile al cambiamento della società. Oggi lo stanno facendo alcuni rapper ma non è rappresentativo di quella generazione che si affaccia anche alla politica e cerca di cambiare  le cose alla radice.
L’innovazione ha distrutto molti dei lavori dei padri e non c’è stato ancora un capovolgimento radicale della musica che, a ben guardare,  cita ancora gli anni ’70.

Diciamo così:  E’ importante costruire nuove rotte, meglio se indipendenti, per capire cosa ci sia attorno e costruire, quindi, nuovi percorsi  di mutamento. Nasce anche da questa idea il format Rotte indipendenti?

La piccola grande rivoluzione di fine novecento è stata quella di dimostrare che la musica dei giovani non è musica per sfigati ed è diventata alla pari di tutte le altre e la cosa curiosa è che non esiste una documentazione audiovisiva (RAI  e TV private)   di molte delle  iniziative che hanno coinvolto i giovani nei festival, nelle produzioni  live degli ultimi vent’anni. E’ molto più facile trovare molte ore sulla vita di un vincitore  di  un reality che cinque minuti sulla vita di una band indipendente che ha cambiato la storia della musica indie italiana se non addirittura  della scena nazionale.
Le prime quattro puntate di “Rotte Indipendenti”, attraverso degli itinerari che toccheranno  diverse città, cercheranno  di approfondire e fornire   documentazione audiovisiva di questa importante  storia culturale.
Concordo con te quando   sostieni che,   oggi, un artista debba essere più che mai connesso con l’ambiente e  conoscere i mutamenti che si muovono nel proprio settore di riferimento. E’ importante   diventare   piccoli imprenditore di se stessi e creare una connessione empatica, produttiva, con i propri fans come se fossero un gruppo di lavoro da cui trarre  nuove idee  e trovare lo spunto per nuove progettualità. Il web è funzionale a tutto ciò e grazie ad esso si possono ottenere risorse utili per l’autoproduzione e l’autopromozione.

E magari permetta ai ragazzi di non smettere mai di urlare alla propria mamma SONO UN RIBELLE.  Non a caso nasce il premio Freak?

Nei 20 anni del MEI  abbiamo avuto un grande amico con cui abbiamo festeggiato i 30 anni degli Skiantos, abbiamo presentato libri portato a casa collaborazioni, partite  di calcio.
Il MEI lo scorso anno è stato dedicato interamente a lui e ci sembrava un atto dovuto quello di istituire un premio importante che quest’anno premierà  Giovanni Truppi.

La diversità è un valore importante per il MEI?

Ogni hanno il Mei ha dedicato il proprio impegno ad un tema sociale, politico, mai dimenticandosi dell’impegno  civile. C’è stato un anno dedicato ad emergency, al 60esimo dell resistenza, contro la lotta all’aids.
Quest’anno il tema è legato inevitabilmente alle vittime delle immigrazione e ai diritti calpestati in molte parti del nostro pianeta e con Amnesty  International celebreremo i loro 40 anni. Parleremo di diritti umani con  Roy Paci, Bennato e tanti altri.

Il MEI non si dimentica anche dei grandi autori e prende spunto dalle celebrità di chiara fama tanto da inserirle in uno spettacolo musicale?

E’ una idea nata dal giornalista e critico Enzo Gentile e tratta dal libro  “Lontani dagli occhi. Vita, sorte e miracoli di artisti esemplari” che fotografa la vita, le avventure, la celebrità e la caduta di cinque personaggi di chiara fama.  Penso a Fred Buscaglione, Piero Ciampi, Sergio Endrigo (di cui ricorre in settembre il decennale della morte), Nino Ferrer e Herbert Pagani.   Ci saranno molti artisti  a ricordarli attraverso delle cover:  Bobo Rondelli, Marco Notari con Eugenio in Via di Gioia, Marco Ferradini, Sonohra, Marco Guazzone, The Niro, Mauro Ermanno Giovanardi, Alberto Fortis, Fabio De Min dei Non Voglio Che Clara e Roberta Di Lorenzo.
Ricorderemo anche Bruno Lauzi artista anomalo ospitando l’ultimo vincitore del premio a lui dedicato. E poi cercheremo di cucire insieme il passato dei piccoli geni della canzone italiana degli anni ’60 oramai dimenticati.

20 anni di MEi sono come un figlio. Il suo augurio?

Che dal prossimo anno qualcuno possa prendere le redini del nuovoMEI per accompagnarlo con passione, cura, dedizione lungo l’arco di altri  20 anni. Vent’anni che ho fatto  e sono stati appassionanti, tumultuosi, divertenti , complicati ma assolutamente impareggiabili.

di Giovanni Pirri

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