Intervista a Luca Settimo di Maria Cuono

Luca Settimo

La Direzione di Allinfo Newspage intervista Luca Settimo autore del cortometraggio Qualcuno dice L’Amore da lui diretto.

Nel tuo nuovo film racconti l’amore. Come nasce l’idea?
La mia idea iniziale era quella di raccontare una delle numerose contraddizioni umane, cioè quel desiderio di ambire a qualcosa di più, senza però essere mai capaci di raggiungerlo, perché volevo sottolineare la meraviglia del mondo che abitiamo e allo stesso tempo la miseria del nostro vivere materialista. Fino a quando non è uscito al cinema il film To The Wonder, del regista Terrence Malick, tra i miei preferiti. Malick, in questo film dice una cosa che ho trovato molto interessante e cioé che l’Amore non è solo un sentimento, perché l’Amore lo si deve dimostrare; amare significa correre il rischio del fallimento, del tradimento, e anche quando si pensa che il proprio Amore sia ormai morto, forse in realtà è solo in attesa di essere trasformato in qualcosa di più alto. Questo è il pensiero di Malick e anche l’argomento che alla fine ho deciso di approfondire con il mio ultimo cortometraggio, un argomento che mi appassiona, così come mi appassionano tutti i grandi interrogativi legati all’esistenza umana. Certamente io non ho la presunzione di dare risposte a tali argomenti, ma spero almeno, attraverso questo mio breve film, di poter offrire degli spunti interessanti di riflessione.

E’ la prima volta che parli di Amore nei tuoi lavori?
Finora, nella mia produzione ho alternato lavori che definisco di “evasione”, realizzati per puro divertimento, ad altri invece più “impegnati”, nei quali, pur divertendomi comunque, ho cercato di trasmettere messaggi che potessero essere in qualche modo edificanti e in questi l’Amore è stato sicuramente un argomento ricorrente, anche se affrontato sotto punti di vista ogni volta differenti. A titolo esemplificativo, mi piace ricordare “Lasciati illuminare”, un corto di genere drammatico che ho realizzato nel 2008 e che mi è valso diversi riconoscimenti a livello nazionale, nel quale ho trattato il tema della morte quando tocca le persone a noi più care; per trattare questo tema particolare e delicato, ho scelto l’elemento della luce come filo conduttore: la luce del sole che filtra tra i rami degli alberi, o attraverso la tapparella di una finestra, la luce che ci accompagna durante una passeggiata e che ci abbraccia sempre in questa esistenza, facendoci sentire vivi, e che nelle mie intenzioni rappresenta anche una sorta di caldo abbraccio dei nostri cari, che ormai appartengono appunto all’esistenza della luce.

Hai voluto dimostrare come l’amore perdura anche nel dolore. Credi che sia possibile anche nella realtà?
Credo che l’Amore, nella sua forma più pura e potente, sia la verità che vive e respira al centro di tutto ciò che esiste o che mai esisterà, e non possiamo capire neppure vagamente chi o che cosa siamo se non incarniamo tale verità in ogni nostra azione quotidiana, andando oltre l’ordinarietà, oltre il dare e l’avere, cercando insomma di trovare uno slancio ulteriore verso la gratuità dell’Amore. Qualora l’umanità dovesse perdere questo tipo di orientamento, rinunciando ad interrogarsi sul significato dell’Amore e quindi della vita, magari pensando che svincolarsi da tali interrogativi sia un segno di libertà e di autonomia della ragione, allora sprofonderebbe definitivamente nel nichilismo. Per quanto possa essere incomprensibile e misterioso, secondo me l’Amore è comunque l’unica manifestazione di certezza dell’esistere.

Damiano Fusaro e Roberta Fusto sono gli interpreti di Qualcuno dice l’Amore. Sei soddisfatto di loro?
Le interpretazioni di Damiano e Roberta sono più di quanto io sognassi per il mio cortometraggio. Damiano aveva già recitato in altri miei lavori e da subito, mentre stavo ancora scrivendo la sceneggiatura di “Qualcuno dice l’Amore”, avevo deciso di affidare al suo volto e alle sue doti interpretative il ruolo del protagonista maschile. Roberta invece non la conoscevo, ma mi era stata segnalata e fortemente consigliata; così ho provato ad indagare e ho scoperto che era particolarmente impegnata ed apprezzata nel teatro, ho saputo della sua passione per il cinema e anche se fino ad allora non si era mai cimentata di fronte all’obiettivo di una videocamera, alla fine ho deciso di scommettere su di lei per il ruolo di attrice protagonista. Devo dire che sul set si è sempre dimostrata particolarmente coinvolta, sicura e intraprendente. E per una volta nella mia vita, credo di poter affermare di aver vinto una scommessa. Ma nel corto ci sono altri validissimi attori, come Filippo Maistrello, nel ruolo del dottore. Filippo l’avevo già visto nello stesso ruolo in un altro cortometraggio, e così ho pensato subito a lui anche per il mio film e devo dire che la sua interpretazione è risultata la fotocopia esatta di quello che avevo in mente. Poi ci sono le voci fuori campo di Matteo Tosi e Federica Tabori, entrambi professionisti del settore cinematografico, la cui collaborazione ha sicuramente conferito al mio progetto ulteriore prestigio, oltre che un maggior spessore qualitativo. Ma per quanto concerne l’aspetto artistico del mio cortometraggio, oltre che agli attori, tengo anche a ricordare Cristiano Zatta, compositore delle musiche originali.

Recentemente hai realizzato un thriller sul calcio. Vuoi parlarcene?
S’intitola “Il Goal” e, poiché con questo lavoro mi ero posto diversi obiettivi da raggiungere, devo dire che si è trattato di una specie di sfida con me stesso. Per prima cosa, avevo bisogno di poterlo realizzare con tempi e mezzi estremamente limitati e alla fine sono riuscito a girarlo praticamente tutto in un solo giorno, con soli due attori e sfruttando come location un angolo di una stanza. Oltre a questo, in un lasso di tempo di undici minuti che è la durata finale del corto, volevo anche mettere in pratica uno dei princìpi fondamentali dell’arte cinematografica, cioè quello di far vedere poco, per far immaginare molto; di sfruttare insomma il vantaggio di un linguaggio allusivo, che permetta di attivare nello spettatore quelle risonanze emotive, che altrimenti una rappresentazione frontale, plateale, non potrebbe suscitare. Inoltre, mi ero messo in testa di voler scrivere una sceneggiatura che, indipendentemente dal fatto che potesse piacere o meno allo spettatore, nessuno potesse però giudicarla non originale. E’ così che mi è venuto lo spunto per scrivere il soggetto di un thriller sovrannaturale, ambientato nel mondo del calcio, la cui sceneggiatura è stata poi sviluppata da Gianluca Grannò; sicuramente, una grande fonte di ispirazione per me, sono state le numerose trasmissioni sportive che si possono vedere in tv, dove schiere di opinionisti si esibiscono per delle mezzore in accesi dibattiti, allo scopo di decidere se un piede aveva toccato o meno il pallone e alla fine ognuno rimane sulla propria posizione e quasi mai si viene a capo del “problema”: veri e propri thriller in diretta! Con “Il Goal” ho cercato di offrire una doppia chiave di lettura: la trama di superficie parla di un pallone che entra in rete, non si capisce se grazie ad un fortunato, quanto eccezionale gesto atletico di un calciatore, oppure se per l’inaspettato intervento di un’entità diabolica. Invece il messaggio nascosto tra le pieghe della narrazione, consiste in una sorta di polemica contro il nostro attuale contesto sociale, in cui si è ormai diffusa l’abitudine di spettacolarizzare all’estremo, fatti di cronaca in realtà banalissimi e personaggi totalmente privi di qualsiasi talento, tutto questo in nome di un subdolo relativismo, di un ingabbiamento culturale, atti a distogliere l’attenzione delle masse dai problemi reali. Per ottenere questo risultato, ho intenzionalmente seminato nel corso della storia una serie di indizi che in qualche modo richiamano il surreale, il soprannaturale addirittura, in un contesto estremamente terreno e razionale come quello sportivo e in particolare del calcio, perché questo mi ha permesso di rendere l’ambientazione più credibile, più veritiera, e tuttavia ancora più avvolta da un’atmosfera sospesa tra realtà e fantasia.

Luca Settimo che programmi ha nel prossimo futuro.
Attualmente ho in lavorazione un documentario sul fotografo Mario Lasalandra di Este, la mia città, il quale ha toccato l’apice della sua carriera artistica a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. La peculiarità dei suoi scatti più celebri, sono i personaggi surreali, angeli, vergini, fantasmi, profeti, maschere, ambientati in paesaggi desolati, ma ricchi di suggestioni. La mia più grande ambizione per il futuro prossimo, sarà poi certamente quella di approdare alla realizzazione del mio primo lungometraggio.

di Maria Cuono

 

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