Le Interviste di Allinfo.it : Saul Beretta e la sua @musicamorfosi ascoltando i The Rad Trads

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@musicamorfosi

“… noi separiamo temporaneamente le cose dalla vita (dal cambiamento)
ma in qualsiasi istante la distruzione può giungere inaspettatamente
e allora ciò che accade è più fresco.”
[John Cage]

Anche Cinisello Balsamo è un posto Allegro? E’ la prima frase / domanda che ci è venuta in mente approcciando a questo progetto. L’obiettivo era intervistare Saul Beretta,  responsabile del progetto culturale / Rassegna  / format intitolato  “Allegro ” ma anche quello di rompere il ghiaccio, oltre il limite fisico della cornetta.


Fondatore della Associazione MUSICAMORFOSI , Saul è inventore musicale, direttore creativo, autore di testi e musica, produttore artistico, autore radiofonico, promotore e agitatore di insolite iniziative musicali. E, nel nostro caso, è anche l’ideatore del format Allegro che, oggi 23 febbraio, vedrà scendere in campo i The Rad Trads all’interno de Il Pertini:   una biblioteca tradizionale “altra”, con molti ambienti destinati ad ospitare corsi, laboratori ed iniziative culturali e spazi ampi di cui usufruire secondo le proprie esigenze.

Saul cos’è Allegro?  

Allegro è una piccola scatola che nasce nella Scuola e arriva nelle  Città e, nel caso specifico,  occupa la Piazza dei Saperi de  Il Pertini che è un luogo di incontro, una biblioteca, per crescere insieme  e dove studiare, informarsi, imparare, incontrarsi, navigare in internet.  Insomma, Allegro è  la vocazione notevole di una comunità come quella di Cinisello che si spende per  fare esperienze sempre nuove, sempre diverse, di accrescimento culturale. Affinché sia  capace di smuovere i ragazzi aiutandoli   a trasformare la musica in un pezzo importante della loro vita. Allegro è anche un modo per spostare il centro della musica, troppo  spesso relegata al  ruolo di entertainment o di sottofondo.

MusicaMorfosi che ruolo ha in tutto questo?

Si colloca in quell’ambito che codifica la musica in un modo totale, totalizzante e totalmente diverso. Musicamorfosi  sogna e suona la musica in luoghi altri affermando, di fatto,  l’importanza sia della musica che dei musicisti, almeno di coloro i quali si impegnano a  ridisegnare la morfosi di ciò che ci piace ascoltare.

Definendo Allegro hai usato, ad un certo punto, la parola vocazione. Qual è la tua e  qual è stata la scintilla che  l’ha determinata?

La mia vocazione è sicuramente legata alla musica. E’ frutto di una passione divorante nata fin da piccolo. Da una parte lo studio del pianoforte. Ha educato il mio talento che mostrava un alto potenziale. Pian piano la frequentazione del Conservatorio, ha generato in me il desiderio di raccontare la Musica a chi mi circondava. Probabilmente la mia vocazione alla divulgazione è nata in quel momento. Per un ragazzo che proveniva dal Liceo Classico il Conservatorio era galvanizzante.  Lavorando poi nel sociale ho avuto l’opportunità di calarmi  in una realtà diversa e dal punto di vista musicale mi ha permesso di sconfinare in un mondo dove la musica poteva e può modificare il mondo, soprattutto quando vedi che un ragazzo che imbraccia il mitra può appassionarsi alla musica fino al punto di dimenticarsi della propria arma.
In sintesi  la mia vocazione,  è ogni giorno, una grande battaglia senza violenza.

A che punto è questo tuo progetto  Musicamorfosi e quali sono gli obiettivi ancora da raggiungere?

E’ in una condizione che mi piace paragonare a quella di un fiore. Vent’anni fa era una utopia, oggi è una realtà che è uscita dagli  Ospedali. Da questo punto di vista stiamo vivendo quello che abbiamo seminato. Sulla strada delle cose da realizzare. Il cammino da compiere  è ancora lungo e sogna di mettere la musica  sulla bocca di tutti, nel pieno rispetto delle condizioni umane. Musicamorfosi costruisce, con creatività,  per dare  valore alle cose che fa, con l’obiettivo di far acquisire nuove sensibilità e nuove competenze a chi la incontra sul proprio cammino.

Ti senti più figlio o più padre della tua costruzione creativa?  

Sicuramente mi sento un figlio di John Cage. Anche se di Musicamorfosi, di allegro e di tutti i progetti che realizza, mi sento sia padre che figlio. L’arte per me è un lavoro sociale che è frutto di un lavoro collettivo. Quindi , da una parte, mi sento figlio di una libertà artistica che arriva da un pensiero profondo che ha origini orientali, dall’altra  mi sento molto padre perché sento di avere molti figli.  Anche se Musicamorfosi ha tanti padri in questo  suo essere, prima di ogni cosa, figlio.

Quando  hai percepito che le cose stavano cambiando?

Nel 2011 . Dopo aver smesso di suonare il pianoforte. E’ stato in quel momento che sono nate nuove riflessioni. La mia parte creativa non poteva concentrarsi più sul pianoforte e  scendere dal palco mi ha permesso di vedere cose che, prima, non notavo. Ma non so dirti se ciò che mi è capitato sia  Karma o destino.

Allegro è un format brianzolo ma, guardando il calendario, degli eventi è abituato anche a spostarsi?

Abbiamo un forte radicamento sul terriorio brianzolo ma capita che i nostri progetti vengano esportati anche in altri luoghi, diversi da quelli abituali.  Ad esempio, nel caso del compleanno di Rossini che si festeggia ogni 4 anni, essendo nato il 29 febbraio, siamo stati ben lieti di dare il nostro contributo, in quel di Pesaro, per  rileggere il Barbiere di Siviglia in chiave Jazz / Rock,  andando a scovare altre possibilità espressive e muovendo il suono in altre direzioni. Tutto ciò , partendo dal materiale musicale esistente. L’osservazione e la ripetizione sono importanti ma anche la rivisitazione può esserlo altrettanto, soprattutto per esprimere al meglio la forza contemporanea di un’opera che sa generare nuove idee in chi la ascolta.

Gli eventi di Allegro sono il frutto di produzioni specifiche o dell’incontro con realtà pre-esitenti?

La maggior parte delle produzioni che vedi sul sito nascono da una idea e sono specifiche per Musicamorfosi. Ultimamente sono nate molte affinità con altri progetti esterni che stiamo valutando vista la loro mole. Con Roberto Danesi, uno per tutti, collaboriamo dal 2004 e produciamo il suo nuovo disco. Disco che testimonia un percorso fatto assieme anche se il disco non è firmato da noi per quanto riguarda la sua scrittura ed il suo arrangiamento.  Con Musicamorfosi  e, quindi, con Allegro ci occupiamo delle cose che mostrano propensione alla crescita, all’interno di un sistema relazionale. Molte cose si sviluppano osservandole, vivendole, avendo la possibilità di divenire per noi speciali. Sicuramente fuori da certi schemi economici che, naturalmente, influiscono ma su una seconda linea di ragionamento.

Cosa accadrà il 23 febbraio?

All’interno de Il Pertini si svolgerà un evento adrenalinico generato da 6 giovani musicisti che si sono conosciuti al college, quando avevano appena 16 anni  e la cui  carriera ha vissuto una escalation travolgente. Con i The Rad Trads lo swing di New Orleans incontra il sound newyorkese. Questa band è un  meraviglioso  esempio  di come la scuola, l’amicizia, le relazioni possano fortificare e rendere possibili live simili. Live nei quali l’amore è alla base di tutto. Tutto ciò  tenuto conto che non conta il genere che si suona ma conta la modalità con la quale ci si pone dinanzi alla musica che si propone. I The Rad Trads  si sentono, loro per primi, assai fortunati. Avendo appena   23 anni ci crediamo.

Un tipico esempio frutto di trauma positivo che ha generato qualcosa di assoluto che sta al di fuori del conformismo musicale imperante?

In questo momento in cui la musica è al massimo della sua riproducibilità, ovunque e con qualsiasi mezzo, anche in termini di ascolto, oggi l’unica possibilità che ci è rimasta è quella di vivere la musica esclusivamente live. Solo dal vivo  possono nascere quelle opportunità di relazione che solo  il concerto permette … vista anche la sua irripetibilità futura.

C’è di fondo una ben precisa filosofia?

Stimolare all’ascolto, a prescindere dalla conoscenza esatta di quello che si ascolterà. E’ un po’ la filosofia che muove chi viaggia e non può sapere a priori le emozioni  alle quali andrà incontro… se non vivendo la propria contemporaneità.  Noi di Musicamorfosi vogliamo che il viaggio nella musica ci apra alla libera circolazione delle emozioni affinché si possa  attingere, da essa, nuova esperienza relazionale.

di Giovanni Pirri

 

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