Le interviste di Allinfo : Christian Meyer

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Se è vero che  quando si parla della batteria in molti pensano subito a quella degli Smartphone è altrettanto certo che nella musica, la batteria  è uno degli strumenti chiave che regalano bpm al ritmo e muovono a nuova passione la mente… sempre in cerca di buoni punti di riferimento.
Tra questi c’è sicuramente l’Accademia del Suono che ospiterà in questi giorni il Master di Christian Meyer. Inutile raccontarvi chi sia Meyer, fermo restando il concetto che dare vita al  binomio formazione / batteria per Meyer, significa sconfinare spesso oltre il presente, perché la formazione deve aprire la mente… allo studio della storia … alla conoscenza… l’insieme dei fattori  può infatti motivare, nelle persone, la voglia di esprimersi.

Da formatore provando a scattare  una fotografia sul fronte della formazione, relativamente alle nuove generazioni, a che punto è la situazione?

Riassumendo posso dire che c’è più informazione e i giovani sono pronti a tutto anche se dimostrano di avere scarsa attenzione  nei riguardi della storia della musica  e nei riguardi della conoscenza in generale. Chi vuole suonare la batteria deve almeno conoscere i grandi eroi  di questo strumento e non solo.

E’ anche un problema di punti di riferimento mancanti?

Se ascolti, come nel mio caso, batteristi di un certo calibro noti cose incredibili ma se non sai dove andarli a cercare tutto rimane in superficie e puoi creare un danno.
Io cerco di annullare  questo gap raccontando la storia della musica facendo approfondire ai miei ragazzi il concetto di fraseggio. Partendo ovviamente dai fraseggi celebri nati per questo tipo di strumento.

I ragazzi con quale idea escono da questo tipo di formazione: alla ricerca del successo immediato o presi dal tentativo di esprimere il proprio talento compositivo?

E’ difficile catalogare  e racchiudere le nuove generazioni all’interno di stereotipi ben definiti specie se  sono dettati da una società che lancia messaggi sbagliati.  I ragazzi sono pieni di talento, di novità, di futuro però sovente si ritrovano a immaginare che si possa avere successo velocemente. Sono portati dunque a pensare di poter bruciare le  tappe  senza dover fare troppa fatica. Questo è un elemento sul quale lavoro molto con i ragazzi perché la fretta va messa da parte. Per diventare musicisti completi bisogna passare ore ed ore sullo strumento. Per quel che posso cerco di indirizzarli e di aiutarli a trovare dei punti fermi.

Da musicista cosa ti stupisce oggi?

L’originalità è la cosa che mi stupisce  di più. Nel rispetto della tradizione. Non mi piace la novità senza le basi della conoscenza classica. Prima bisogna conoscere e poi saperla metabolizzare provando a suonare i vari generi musicali.

Esiste un genere musicale che può  aprire, più di altri, la mente di chi vuole approcciarsi alla musica?

Devo dire che lo studio del jazz aiuta molto l’apprendimento  però sono convinto che si possa essere creativi studiando anche altri generi musicali. E’ la testa di chi studia che deve essere creativa e  non il genere musicale che essa approccia.  Se poi si suona la batteria il passaggio al Jazz è d’obbligo. La batteria è stata inventata per suonare il jazz quindi come si fa a suonarla senza masticarlo almeno un po’?

Assistiamo ad uno spegnimento progressivo del novecento: la musica di oggi ha speranze? Si intravede all’orizzonte del talento creativo d.o.c.?

I grandi compositori in effetti  appartengono un po’ al passato. Però sono positivo. Sono sempre in attesa di incontrare / scorgere nuovi compositori all’orizzonte e non è detto che debbano uscire dal Conservatorio. Se la vena c’è prima o poi si manifesta. Penso a Burt Bacharach che, pur non essendo un pianista eccellente, è riuscito a emergere per il suo genio componendo melodie che non hanno tempo.
Il problema sta nel fatto che la  società, in questo momento, non sta producendo  nuovi “mostri” della composizione . Colpa di un impoverimento progressivo che passa per le radio. La musica è chiusa in un angolo acuto in cui si sentono solo quattro accordi, due rapper , qualche chitarra che fa melodie sempliciotte snobbando melodie più raffinate.  L’impoverimento crea impoverimento.
Mentre se leggiamo le biografie dei grandi compositori sembra quasi evidente che abbiano  avuto la possibilità di ascoltare grandi Maestri. Da Gershwin  a Coltrane c’è tutto un mondo di raffinatezza che può produrre qualcosa di concreto. Va solo approfondito.

La nostra società è in grado di riconoscere i geni di oggi?

Prima o poi  il talento vero riesce ad emergere perché sa  distinguersi a prescindere. Tutto diventa un fattore di visibilità ma anche di attualizzazione dei suoni. Se  dovessero farsi strada oggi  dei compositori della grandezza di Lennon, McCartney  sicuramente non avrebbero lo stesso riscontro ma avrebbero medesime potenzialità.

Che musica ascolti e qual è stato l’artista che ti ha illuminato più di altri fino a spingerti a diventare tu stesso musicista e aggiungere qualcosa di nuovo?

Da ragazzino ascoltavo gli eroi della batteria dei miei tempi e ascoltavo le grandi orchestre. Se devo ricordarmi dei compositori mi viene in mente Benny Goodman con Gene Krupa, nel  concerto del 1938 al  Carnegie Hall Jazz Concert, ossia il primo concerto tenuto in una sala dove si faceva solo musica classica. Quel concerto è un cult ed un punto fisso della musica mondiale fatto di grande musica, grandi esecutori… Quella musica è stata per  me  la partenza. Mi ha acceso la miccia. In cascata sono arrivati Coltrane e i grandi compositori, da Stevie Wonder, Will Short,  Brian Wilson dei Beach Boys. Perché sono questi per me i grandi compositori della musica. Se, infine, aggiungiamo  Chet Baker inutile aggiungere altro.

Come ti incontriamo se vogliamo saperne di più sulla batteria?

Io faccio delle lezioni per tutti. Dato un certo argomento, in base al livello di chi mi sta davanti e che verifico in aula,  chiedo di portarmi il medesimo lavoro da fare ma a velocità diverse e progressive al livello di preparazione riscontrato. Con il   principiante mi basta che il lavoro che assegno venga suonato anche lentamente. Con chi  reputo in gamba mi spingo a chiedere lo stesso pezzo suonato  fino ad arrivare a 150 di metronomo. Certo è che scelgo di insegnare a persone che ritengo serie e siano venute da me, non per puro divertimento ma per migliorare se stesse.

Quanti sono gli incontri del tuo corso?

Alla Accademia faccio tre incontri a distanza di tre mesi e al centro di tutto ci sono il miglioramento e le nuove esperinze sonore.

E se il gruppo vuole continuare?

Mi spingo fino a sei incontri.  Naturalmente i gruppi sono anche non omogenei.

La musica è gioco e nasce dalla voglia anche di confrontarsi con chi ameresti farlo?

Mi sarebbe tanto piaciuto suonare con Lucio Dalla, però in generale non ho una fissa particolare (eccezion fatta per Stevie Wonder). Mi piace confrontarmi in generale con i musicisti più grandi di me e che stimo.
Che hanno qualcosa da trasmettermi. E sono più bravi di me. Cosa non difficile, quest’ultima.

Capiamo con questa ultima frase che l’umiltà è una delle caratteristiche principali del tuo buon talento?

Non è un fatto di umiltà, ma di capacità di sapersi collocare con onestà all’interno del panorama musicale perché altrimenti non c’è più spinta per migliorare se stessi. Inutile credersi dei super musicisti.

di Giovanni Pirri

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