Presentato a Roma, Made in Italy di Luciano Ligabue

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Cambia il modo di vedere il mondo che Riko vive a pieni polmoni… un mondo nel quale non si sente eroe e non ha miti che non fa suoi come se fossero un rifugio, ma nemmeno contemplazione del passato. Anche se gli altri si accorgono di te solo quando vai in tv.

In Riko c’è la lotta ma anche la crisi, doppia, e c’è la voglia di vivere una vita normale consapevole che, se i suoi nonni hanno costruito la casa in cui vive la sua famiglia e suo padre l’ha allargata e a lui forse “spetterà”  venderla.

In Riko dunque c’è la generazione nuova, di oggi, di mezza età. Ma non è la fotografia di quella generazione dal punto di vista sociologico. E’ la storia di un uomo giovane che vive il sogno di crearsi un mondo di valori in cui già avere un lavoro è da miracolati e non sa reagire allo stato di cose in cui vive, se non mettendosi alla prova più volte (anche con una sfida che può essere discutibile ma in tanti praticano e a suggerirgliela è il suo amico “Carnevale”), ma anche prendendo la macchina per andare a Roma o decidendo di fare la luna di miele in Italia.

“Nessuno fa la Luna di miele in Italia”.

Ligabue quando crea Riko, immagina Riko di faccia, e così lo inquadra nella trasposizione del soggetto su pellicola, alla ricerca di stati d’animo, di respiri, piccole grevi emozioni capaci di rendere umano un film che fa piangere, ridere, sorridere ma fa anche arrabbiare.

Made in Italy è un concept nato da un folle, anacronistico, concept album (come non se ne facevano dagli anni ’70) che non dà risposte, perché ama insinuare domande alle quali ciascun spettatore può rispondere in maniera diversa facendo proprio il film.

Il film in cui tra i protagoniscti c’è anche Sara, la compagna di Riko. E’ la donna emiliana che esiste e resiste in una realtà coniugale che sente stretta ma nonostante questo non ha paura di essere ancora più forte attraverso la sua sincerità, ossia confessando la sua infedeltà occasionale a differenza del suo compagno di vita che, come da copione, sul set e nella vita reale, per genere, è naturalmente portato ad avere altre donne.

Ma nulla è più del nulla dell’inferno che vive un uomo che perde il lavoro. Non è un caso dunque che il film nasca da un seme ben preciso… la canzone “Non ho che te”, contenuta nell’album che ha preceduto “Made in Italy”. L’inferno che Sara combatte anche se pensa di non avere le forze.

Intorno a Riko una provincia che vive il quotidiano cercando di fare arrivare la sera per pensare ad altro. E’ una Provincia in cui è accettata la diversità, qualunque essa sia e nella quale connazionali sono anchei figli di immigrati, cosiddetti di seconda generazione.

104 minuti passano così velocemente, forse anche troppo. Intrattenimento che fa riflettere e parla di fughe all’estero, per non dover rinunciare al lavoro. Il tentativo di Ligabue di tornare a ragionare su questioni che a lui non competono più (in quanto già da molto tempo ex-operaio) ma che non gli è difficile tornare a vivere, come  incubo, attraverso l’alter ego “Riko”, che non passa per nulla inosservato, con le sue fibie e le sue camicie folk, sempre in bella mostra.

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Diretto da Luciano Ligabue, Made in Italy  sarà al cinema da giovedì 25 gennaio. Nel cast, tra gli altri, oltre a Stefano Accorsi, troviamo Kasia Smutniak, Fausto Maria Sciarappa, Walter Leonardi, Filippo Dini e Tobia De Angelis.

di Giovanni Pirri

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