Le Interviste di Allinfo.it | Intervista con Riccardo Inge

Riccardo Inge è un artista poliedrico che trasforma in arte tutto ciò  pensa,  dosando le parole nel modo giusto, perché per Riccardo le parole sono importanti.

A dire il vero anche la musica lo è ed è per tale ragione che i suoi arrangiamenti sono curati nel minimo dettaglio, parimenti al suo look che ha la precisa funzione di evidenziare  il dualismo che lo anima e dà valore al nome d’arte.

Da una parte il Riccardo cantautore che fa le cose con il cuore trasmettendo  emozione e dall’altra il Riccardo Ingegnere che prende la vita in modo pragmatico… cercando di non tralasciare nessun particolare.

Lo abbiamo intervistato per voi.

Cominciamo dalla fine? Quanti angoli ha il tuo appartamento ai tempi del COVID19 e come sta andando il tuo #Ingeincasa Tour?

È una bella esperienza che mi sta facendo scoprire quanti angoli particolari può avere la mia casetta in cui vivo da poco. Angoli e sonorità, dato che è molto diverso suonare in bagno (con un riverbero molto interessante) rispetto che nella cabina armadio (che ricorda più l’acustica di uno studio registrazione a causa dei vestiti).
Mi sto divertendo e sono contento di questo ‘tour’ alternativo, anche grazie al supporto delle persone che hanno interagito e partecipato durante le dirette (e durante i sondaggi settimanali).

L’occasione per presentare il singolo “Due ragazzi Due ragazze”. Di cosa parla?

La canzone parla di amore in senso universale del termine. Amore per la vita e per le persone, indipendentemente dal loro orientamento politico, religioso e sessuale. A prescindere dalla razza.
È un grande abbraccio e forse mai come ora ne avremmo tutti bisogno visto l’obbligo del distanziamento sociale a causa dell’emergenza.

Prima di questo singolo, la pubblicazione sia di “Metropolitana” – decisamente non italiana – sulla quale, attraverso il gioco dell’ironia lanci la tua pensante critica a questo tempo collegato, senza misura, sui social piuttosto che interconnesso, con giudizio, alla realtà. “Gli occhi ancora chiusi Non sanno dove andare Persi nei cellulari Con la testa china 10 like per pesare Tutta la tua dignità”

“10 like per pesare tutta la tua dignità” è uno dei miei passaggi preferiti nella canzone. Purtroppo il valore di una persona viene ultimamente definito sulla base dei suoi risultati social in termini di followers e di likes. Mi sembra veramente triste.

E poi “Abbiamo preso l’Influencer”. L’ironia ci salverà?

Sempre. L’ironia credo sia una delle cose più importanti. Provare a non prendersi sempre troppo sul serio è essenziale, soprattutto se si lavora in questo ambito. Al contrario si rischia di rimanerci male e di vivere con il peso del giudizio della gente (che in ogni caso c’è).
La canzone nasce dalla voglia di giocare con le parole, considerando che tantissime persone vivono sui social a tal punto da essere quasi ‘malati’. I social diventano una dipendenza, alla ricerca del mito dell’influencer che guadagna valanghe di soldi.

I tre singoli citati fanno parte di un progetto discografico? Se sì quali le storie in esso contenute e il filo  che le lega?

I tre singoli sono un’anticipazione di un album a cui sto lavorando. Il filo conduttore parte dal sound (molto pop) e dalle tematiche trattate. Racconto storie di tutti i giorni che spaziano dai social, dalla voglia di esprimersi e dalla voglia di amare, di amarsi e di sentirsi amati.
Non vedo l’ora possano uscire le nuove canzoni. Verso la fine di Maggio uscirà un quarto brano.

Il rosso e il blu a metà che indossi hanno un significato ben preciso? Come il tuo nome d’arte?


Devo dire che il gilet rosso e blu è stato uno dei vestiti che ho creato che ha fatto più successo. Ho deciso fin dall’inizio di raccontare il mondo Inge non solo attraverso la musica, ma anche attraverso quello che indosso. Si tratta di vestiti contrastanti, suddivisi a metà per splittare l’anima da ingegnere (stile giacca e cravatta) e l’anima più cantautorale/artistica (elementi in pelle, borchie, jeans, ecc.).

Chi prevale fra il Riccardo cantautore e il Riccardo Ingegnere? E’ una convivenza facile?

È una convivenza molto tribolata che mi crea spesso momenti di smarrimento e tensione. È difficile avermi vicino perché riesco a entusiasmarmi incredibilmente per poi abbattermi. Mi cibo di entusiasmo, ma ne consumo tantissimo.
Allo stesso tempo cerco di applicare degli schemi razionali anche alla musica, pensando che lavorare bene e tanto possa portare a qualcosa. Finora rimane un percorso in salita, ma non mi arrendo.

Finalisti del MEI Superstage 2017 e del 1MNext per suonare al Concerto del Primo Maggio 2018 a Roma. Che rapporto hai con i contest?

Odio e amore. Non amo la competizione nella musica anche se sono un competitivo. O meglio: se faccio una cosa cerco di farla sempre al 110% delle mie possibilità. Che mi riesca bene o non bene. Non riesco a fare qualcosa tanto per fare. Perché comunque ci stai mettendo del tempo. E così i contest diventano una prova da superare quando poi si sa bene che non vince sempre il migliore e che ci sono miliardi di fattori che influiscono nelle scelte delle giurie.
Ci sono però dei concorsi che creano la giusta visibilità per un emergente indipendentemente dal costo per partecipare. E sicuramente in questo periodo credo siano importanti dato il blocco totale dei live.

Speciale la collaborazione in “Cosa resterà di noi” di Cranio Randagio. Purtroppo sappiamo che non c’è più Vittorio.. Aneddoti, ricordi legati a questa esperienza?

Due persone molto diverse, con età diverse ed esperienze diverse, ma unite nella musica. Lavorare con lui è stata una bella esperienza che non potrò più ripetere. Immaginavo di poterla cantare con lui sul palco dopo averla condivisa e pure rappresentata assieme con un video girato sulla diga del Vajont. Credo avesse un talento genuino e che avrebbe fatto a breve un salto avanti importante nel mondo della musica.
La canzone è un mezzo per poterlo ricordare. Mai avrei pensato che quella canzone avrebbe significato tanto per me e per tanti suoi fans. Recentemente ha superato i 50k di ascolti su Spotify a distanza di diversi anni. Significa che la canzone ha funzionato e funziona ancora per tante persone.

Collaborazioni e momenti speciali ai quali sei legato più di altri?

Collaborazioni sicuramente quanto trascorso con Vittorio (Cranio Randagio) è insuperabile. Un momento molto bello è accaduto lo scorso Dicembre quando ho avuto la possibilità di suonare all’auditorium Radio Italia insieme alla mia band per una serata organizzata da Officine Buone. Si tratta di un’associazione che porta diverse iniziative negli ospedali (e in particolare la musica).
L’auditorium è uno dei piccoli templi della musica italiana dove ogni anno suonano i migliori artisti italiani. È stato incredibile trovarsi nel backstage con tanti altri artisti (più famosi e non) con cui condividere quel palco.

Hai suonato anche contemporaneamente con 999 artisti.. Come è stata questa esperienza allo Stadio di Cesena?

Rockin’1000 è un’esperienza che porto nel cuore. Mi ha fatto riconciliare con la musica in un momento difficile (nel 2015 con parco dell’ippodromo di Cesena) e mi ha fatto conoscere l’anno successivo uno dei membri della mia attuale band (Marco Benvenuti alla batteria).
È un’esperienza unica che è difficile da descrivere. Non si riesce, si può solo vivere.
Lo stadio di Cesena è stato l’evento per me più bello. Sorprendente per il solo fatto di suonare in uno stadio. Negli anni purtroppo questa magia si è un po’ persa insieme all’effetto ‘wow’ iniziale, ma suonare tutti insieme rimane una botta di energia pazzesca.

Ci sono luoghi e/o Templi della musica dove sogni di cantare e suonare? Insieme a chi?

A parte il Forum di Assago o San Siro che li lascio veramente oltre al mondo dei sogni, mi piacerebbe suonare in un teatro. È bello pensare a delle persone che vengono per ascoltarti.
Qualche anno fa ero in Sicilia e vidi la pubblicità del concerto di Cremonini solo piano e voce all’anfiteatro di Taormina. Ecco, questa penso potrebbe essere veramente magia per me.

Molta cura per l’immagine e, cosa più importante per i video. Elementi imprescindibili per una carriera da artista?

Ci deve essere un’idea. Ormai è inutile: non basta pensare di suonicchiare e canticchiare qualcosa bene. O sei eccezionale a prescindere da come ti presenti (ma ne nascono 1 o 2 ogni chissà quanti anni) oppure devi avere un progetto. E, sottolineo, non vuol dire inventarsi un personaggio, ma usare gli elementi che ci caratterizzano per plasmarli e portarli alla luce.
Io ho pensato di raccontare la mia storia in preda alla mancanza di un equilibrio tra due anime. Ma anche qui si tratta di un viaggio: non credo di aver trovato ancora il modo con cui rendere la mia immagine così come nei video. Mi sa che non finirò mai di cercare.

A quali progetti stai lavorando e, soprattutto, come va la tua creatività in questo tempo di Covid19 visto che all’artista spesso tocca il compito di filtrare e far metabolizzare agli altri la realtà?

Verso la fine di Maggio uscirà un nuovo singolo, ma ne ho altri in corso di realizzazione che solo l’emergenza ha bloccato il loro completamento già durante le scorse settimane.
Ho ancora tanta voglia di musica.
Purtroppo la situazione non permetterà di fare concerti per molto tempo ed è necessario inventarsi nuove idee per poter continuare a proporre contenuti validi e veri.
In questo periodo non ho scritto molto per me, ma ho cercato di sperimentare attraverso le challenge lanciate da diversi produttori (uno su tutti Michele Canova). Ogni settimana un beat su cui scrivere una canzone. Ogni settimana un vincitore. La maggior parte dei beat mi ha portato in mondi molto lontani dal mio (trap, 80’s), ma è stato divertente e diverso.
Allo stesso modo ho iniziato a scrivere per altri come autore. Per ora ho sviluppato qualche brano e vedremo se li sentirete prima o poi in radio (speriamo).

E…. (spazio per un messaggio libero da lanciare)

Non riesco a stancarmi di sognare a occhi aperti. Se chiudo gli occhi so bene dove vorrei arrivare. Lo vorrei per me e per le persone al mio fianco. Rendere felici e soddisfatti chi ha creduto in te penso sia la vera soddisfazione in questo viaggio chiamato musica.

di Giovanni Pirri