Le Interviste di Allinfo.it | Intervista con Nero Vivace

#DALPALCODICASAMIA #IORESTOACASA @Nerovivace

Giovedì 9 aprile 2020 alle ore 21:30 Nero Vivace trasmetterà live dalla pagina #DALPALCODICASAMIA. Il progetto aderisce all’iniziativa #IORESTOACASA.
Un vero e proprio avvenimento vista la particolarità del personaggio che non si concede facilmente ai rilfettori delle dirette streaming. Non potevamo non intervistarlo ma, soprattutto, non potevamo prevedere quello che sarebbe accaduto nel farlo.

Chi è Nero Vivace?

IO!!!
Nero Vivace sono io, non lo sapeva? Ma allora che ci fa qui a farmi l’intervista?
Comunque, siccome lei mi sta sufficientemente simpatico, voglio darle un’informazione molto riservata.
Nero Vivace non è il mio vero nome. È un nome d’arte. E voglio precisare che, anche se sconosciuto ai più, sebbene sia dovuto soltanto ad una mia forma radicale di amorevole misantropia, resta comunque pur sempre e incontestabilmente, un nome d’arte.
Al secolo, invece, fui battezzato cóllo nome di “Roberto” della casata dei Fulvi della Rocca che non c’è più, di derivazione in linea diretta dall’isola che non c’è mai stata. Almeno secondo la teoria degli “Universi Scompaiati”, sostenuta dagli “Zangolotti” e sbugiardata con fermezza, coraggio ed enfasi nell’XI secolo dal propugnatore del culto mistèrico della grotta oscura, Saggio Pergulto.
Tal rocca trovasi ubicata nel cuore della marchigiana collina, tra il pescoso Adriatico, che a volte “urla e biancheggia” (cit.), e l’olivastro umbro appennino “che appar ricondito, nell’insicuro passo, al viaggiator che ignaro s’incammina”. (cit.)
Ivi nacqui, parecchi lustri or sono, nella invitante e odorosa cittadina “della Pergola” rubina, nota oggi come “Città dei bronzi dorati”, situata nella dolce e tenera terra delle province di Pesaro e Urbino, che esprimono la ricchezza di due differenti culture in un unico spazio-tempo.
Ci siamo fino qui?

Credo di si. Grazie.
Le porgo la seconda domanda.
Quanto è nero, Vivace e quanto è vivace, Nero?

Ammazza! Marzullesca questa intricata mescolanza di non colori brillanti. Questa come le è venuta? Troppo stress, pressione alta? Ma che fa, Pirri, ci pensa la notte? La vedo un po’ sbattutino, lei la notte non dorme, ne sono certo. Dica la verità?
Ha visto che avevo ragione. L’ho capita subito… Poi le do dei consigli pratici e gratuiti per dormire la notte.
Vabbe’, non divaghiamo. Vengo subito a spiegarle la scaturigine di questo nome. Sarò breve. Alcuni decenni fa, ci venne l’idea di fare degli sfolgoranti progetti di colore. Il primo che scegliemmo, per una serie di fattori particolarissimi, fu il rosso e fu dedicato al personaggio di “Rossa Tiziano” che stava realizzando un fresco progetto benaugurante in se stesso e per tutta la serie, dal titolo: “Sono incinta”.

A quel punto però, ci rendemmo conto di aver fatto un grave errore perché qualsiasi altro colore avessimo deciso di prendere in esame, dopo il rosso, sarebbe risultato meno vivo e interessante. Non avevamo considerato che il rosso l’avremmo dovuto utilizzare per ultimo o tra gli ultimi colori.
A quel punto la scelta fu obbligata: dovemmo abbandonare a malincuore l’idea dei colori dell’iride ma, per non tradire totalmente l’idea iniziale, dopo un ballottaggio con il “bianco”, summa somma di tutti i colori, scegliemmo il nero: il non colore, che noi avremmo provveduto a colorare.
E siccome “nero” era solo una parte del nome, decidemmo di ravvivarlo e rallegrarlo con una variazione di pigmentazione indefinita, che ci lasciasse liberi di andare in qualunque direzione, con l’opportunità di passare dal bianco e nero al colore in un battibaleno. Così facendo demmo vita ad un ossimoro, e chiunque di voi ha un cane sa a cosa mi sto riferendo. Nacque così: “Nero Vivace”.

Musica per professione o come divertissement?

Vede Pirri, lei con queste sue sconvenienti domande e quel suo aspetto azzimato, stile “primo ottocento”, finirà per indispettirmi.
Nel mio caso, nessuna delle due ipotesi può ritenersi plausibile o soddisfacente.
Iniziamo col dire che io non sono e non mi ritengo un professionista, né per studi, né per mentalità.
È mia precisa concezione che il mondo dell’arte, della musica e della letteratura non dovrebbe essere ridotto ad una mera e semplice professione. E neanche “libero professionista” per me è sufficiente ad identificare il concetto di artista a cui mi riferisco.
Noi diciamo spesso, soprattutto nella musica, ma che bel professionista. O ancora: suona come un professionista. E infine: non mi sembra un professionista, creando un paragone sclerotico e incongruo.
Il professionista non è la misura della musica o dell’arte, tutt’al più ne è soltanto un diffusore.
Un artista non dovrebbe mai diventare un professionista.
Dare un valore all’arte vuol dire materializzare le emozioni. Pianificarle. Pietrificarle. Corromperle.
L’artista, a mio modesto parere, dovrebbe essere mosso solo dalla scintilla divina dell’intuizione.
Il mondo è totalmente inconsapevole di questo orrore. Non riesce a comprendere che il percorso artistico è un percorso individuale. Sul monte si sale da soli. (cit.) Ogni artista deve trovare la propria vibrazione, la propria corrispondenza incorporea, la propria essenza spirituale, altrimenti sarà costretto a copiare e a seguire il gregge, o a precederlo. Ma, in entrambi i casi, poco cambia a livello di risultato benefico per l’anima e per il corpo. Questo non vuol dire che sia inutile. È semplicemente quello per cui siamo pronti oggi. Trasciniamo lo spirito nelle profondità anziché lanciarlo nelle altezze. La fredda tecnica e l’animo nero e opaco invece di un cuore caldo e amorevole e un’anima pura e leggera.
Lo scopo intrinseco ne delinea il percorso e ne determina il risultato.
(Pirri! Qui si scatena un vespaio. Se vuole cancelli tutte queste mie farneticazioni. Mi sono lasciato prendere dalle Potenze Celesti in un momento di irrefrenabile esternazione e deflagrante luce. Ha visto, però, come funziona bene Nero Vivace e come cambia colore in un attimo?)

Stia tranquillo, va tutto bene. Gli articoli non li legge mai nessuno.
Ora vorrei chiederle a quale domanda, che non le hanno mai fatto, le piacerebbe rispondere?

Non ne ho idea.
Queste che mi sta indirizzando lei oggi sono le prime domande che mi vengono fatte in questa mia fantastica esistenza. Non è mai interessato a nessuno cosa avevo da dire. Infatti sono stupito che lei mi faccia tutte queste domande.
Ma, se proprio vuol sapere… una bella domanda potrebbe essere…
“Ma lei, Nero Vivace, ha mai parlato con Dio?”

Eh!!! Come??? Ma perché, lei ci hai parlato?

Beh, questo non la riguarda. Sta intrufolandosi in cose molto riservate a cui non voglio assolutamente rispondere. Non le sembra di esagerare?

Ma la domanda se l’è fatta lei, da solo.

E allora? Questo non vuol dire che volessi dare una risposta. Volevo solo che qualcuno mi facesse la domanda. Lei mi ha chiesto ed io ho risposto. Ha capito l’antifona?
E ora, per gentilezza, cambiamo argomento. Non ho altro da aggiungere.

Sono un po’ confuso ma se non vuole aggiungere altro, allora, d’accordo, cambiamo discorso.
Passiamo ad una domanda molto semplice. Che brani presenterà in questa serata live on-line?

La prego, non cominci con l’inglese. Abbiamo il nostro meraviglioso idioma e lo mettiamo in soffitta per parlare una lingua commerciale. Capisce cosa intendo quando dico “commerciale”. Possiamo parlare di “Arte”, “Cultura”, “Musica” in una lingua c-o-m-m-e-r-c-i-a-l-e? Forse andrà bene per i nostri amministratori, ma….. lasciamo stare. Non creda che quando dico queste parole io pensi alla mia opera. Io penso all’Opera per eccellenza, non l’opera umana, per quanto elevata. Io penso che esista la possibilità di espressione artistica sublime, superiore, ineguagliabile, a prescindere dall’uomo. Anzi, proprio al di fuori dell’uomo. Meglio ancora, dentro l’uomo che non è più uomo. Ma che ha capito, Pirri! Ma cosa parlo a fare con lei e con gli altri “terricoli”? (cit.) Anche se non lo merita, le rispondo lo stesso. Dicevamo, le canzoni che eseguirò in questa particolare occasione saranno, perlopiù, tratte dal progetto “Poveri Vecchi Romantici”. Un libro e un cd, di prossima pubblicazione, in cui mi fu di grande aiuto una caro vecchio amico russo: il barone Osvo Obit e che rappresentano per me, e spero anche per qualcun altro, la sintesi di questo lungo viaggio di apprendimento che è la vita. (…e qui, Pirri, ci voglio i violini)

Ci dica, quando è nato questo progetto?

Non lo so. Io ero fuori per un impegno importante.
Ero andato in Australia a trovare i miei amici Andrea e Daniela Aromaticissimi, due studiosi della natura.
In particolare, con il loro aiuto, io volevo imparare a saltare come i canguri.

Caspita! Interessante! E c’è riuscito?

Purtroppo no, perché non avevo il marsupio che è un elemento fondamentale per questo tipo di salto.
Per spiegarmi meglio diciamo che, il marsupio, fa un po’ l’effetto paracadute ma al contrario e cioè, invece di rallentare la caduta, rallenta la salita e quindi, il salto, diventa più lungo.
Avevo anche pensato di farmene applicare uno da un noto chirurgo estetico di Perth, ma non è stato possibile perché non siamo riusciti a superare le resistenze delle autorità indigene dell’outback australiano che me lo hanno impedito rifiutandomi l’autorizzazione a spogliarmi completamente ignudo per un problema di copyright sul marsupio detenuto da una tribù di aborigeni locali.
Il mio amico Andrea e la sua compagna Daniela hanno cercato in tutti i modi di convincerli a farmi provare, anche tentando di corromperli donando loro alcune rare orchidee del deserto e un alveare di api dell’oasi di Giarabub. Ma, mentre le cose si stavano mettendo bene, e tutti speravamo in un lieto fine, la sorte si manifestò in tutta la sua avversità e noi, nulla potemmo fare per contrastarla. Successe praticamente questo. L’ape regina, che si chiamava “Pumba” e se ne stava sdraiata come un facocero nella sua comoda aurea dimora, decise di fare un giretto, una scappatella, un voletto… di ricognizione della sconosciuta zona. All’improvvisa e imprevista circostanza destabilizzante tutte le api uscirono alla rinfusa dall”alveare creando un clima di eccitazione e agitazione incredibile. Ma l’esperto comandante delle api e amante segreto della regina, Fuco Delizio, riprese subitamente in mano la situazione e ordinò alle milizie di mettersi in ordinata formazione aerea a difesa e protezione della loro sovrana. Noi ci sentimmo rincuorati, ma l’armonia durò ben poco. La sfortuna volle che il capo della tribù indigena, Ceppo di Steppo, stesse mangiando un ghiacciolo al gusto dei tarocchi siciliani. Alla vista di quell’invitante succoso e zuccherino paradisiaco nettare ricco di frescura e nutrimento in un habitat così spoglio, arido e desertico, tutte le api gli volarono addosso e nel tentativo di derubarlo del prezioso nutrimento, nel caos che seguì, lo punzecchiarono come un colabrodo.
Lascio a lei, Pirri, e a tutti voi tre lettori, immaginare il seguito.
Dovemmo levare le tende e fu particolarmente difficile perché erano state erroneamente annodate ai pali.
E solo per un destino avverso io non riuscii ad apprendere l’arte del “salto del canguro” che poteva essermi molto utile nella vita e d’insegnamento per l’intera umanità. Ad esempio quando ci sono le pozzanghere.
Ora, lei, può ben comprendere la mia costernazione per l’accaduto ed anche il perché non sono a conoscenza di come germogliò il progetto “Poveri, Vecchi, Romantici”.

Ma che esperienza unica e comunque arricchente.
Si è domandato il perché?

Credo sia dipeso da un difetto di progettazione.
Se avessi avuto fin dall’origine un mio marsupio…

Ma no! No! Domandavo perché è nato il progetto?

Questo non posso saperlo. Le ho appena detto che ero fuori. Le ho raccontato tutto, Ma era distratto, forse?

No, no, ero attento. Ma ora cambiamo tema.
Le sue canzoni sembrano molto fluide, naturali. Direi addirittura “semplici” o “lievi”, almeno in apparenza. In realtà, scavando, potrebbero contenere riflessi di luci non visibili a prima vista o vibrazioni non udibili al primo ascolto.
Mi chiedevo se lei ne è consapevole o cosa ne pensa?

Questa non è una domanda.
Questo è un trattato sulle turbe mentali del critico musicale quando non ha capito una beneamata mazza di quello che dice l’autore del pezzo o il compositore.
Io penso che la risposta più “semplice” e “lieve” sia quella di assentire alla sua domanda senza argomentare oltre. Mi rendo conto che, nonostante i miei sforzi, stiamo sempre più sprofondando nelle sabbie mobili dell’incomprensione. Si, si! È proprio così. Deprimente. Mi scusi lo sfogo ma, per me, questo, è un momento difficile.
Ma siccome, malgrado la sua incapacità di comprendere, lei mi sta simpatico, magari sottovoce, glielo dico lo stesso.
Non posso parlare di questi temi esoterici con i materialisti mentali dall’anima inaridita.
Non solo perché non capirebbero, ma anche perché si spaventerebbero inutilmente e diffonderebbero il panico tra gli scoiattoli del nord.
Non sorrida! Non faccia finta d’aver capito. Non se ne faccia un vanto tanto non ha compreso nulla neanche quest’ultima parte della risposta. Si vede. Ma ne è almeno consapevole?

Senta Nero Vivace, negli anni passati lei ha realizzato molte cose segrete ed alcune pubbliche. Tra queste ultime, una serie di brevi racconti a puntate durante i quali si sono manifestate alcune entità parallele. Ce ne può parlare e magari, anche presentarci tali entità?

Pirri! Vede che lei va sempre a toccare dei punti delicati e privati.
Io le do fiducia e lei ne approfitta.
Diplomaticamente mi avvarrò della facoltà di non rispondere anche perché inizio ad essere un po’ stanco.
Lei, faccia così: lo chieda direttamente agli interessati che, mi sembra, lei conosca direttamente. Io, in fondo, non li ho mai visti, che lei ci creda o meno. I nomi li sa, Bob e Roberto Fulvi. Chieda direttamente a loro e senta cosa le rispondono.
Io non sono un indiscreto e non parlo di persone non presenti o di cose che non mi riguardano. Tantomeno di loro che operano in armonia con me e con l’universo cosmico.

Mi scusi, ma all’inizio, non aveva detto lei stesso che voi tre eravate, in qualche modo, la stessa persona?

Non capisco cosa stia dicendo. Ma… non mi risulta affatto. Lei deve aver capito proprio male.

Per la verità lo abbiamo anche registrato. Se vuole le faccio riascoltare la registrazione.

Mi sta dando del bugiardo?

Ma no, assolutamente. Deve esserci un’altra spiegazione.

Senta, giovanotto, non meni il can per l’aia.
Una spiegazione c’è sicuramente e probabilmente è questa.
Il suo registratore deve essere difettoso ed evidentemente tende a stravolgere i discorsi invertendo l’ordine delle parole e mutando il loro significato. Io non so dove lei vuole arrivare ma, sappia, che non mi farà dire cose diverse da quelle che ho detto, né mi farà cambiare idea o versione dei fatti.
Non provi a manipolare i miei pensieri e le mie estrinsecazioni. Sono stato chiaro?
Non sono disposto ad accettare intriganti manipolazioni a meno che non siano per la sciatalgia. Ha capito?

D’accordo, cosa vuole che le dica, mi arrendo.
Forse stavo manipolando inconsciamente o più probabilmente ho registrato male.
Posso chiederle almeno qual è il brano che preferisce tra quelli che ha scritto?

Senta Pirri, se fossi un comune “terripeto” appartenente alla specie “communis mortalis”, quella, per capirci, che si esprime con gesti, immagini, passioni, pensieri e azioni condizionati, direi… il prossimo!
Ma questa è solo l’aspirazione della natura inferiore dell’umano discendente dalla scimmia (ce ne sono moltissimi in circolazione) e dell’irrisoluta personalità senza rispetto alcuno per il proprio meschino essere.
Le dirò che non c’è e non ci potrebbe neanche essere un brano in assoluto migliore o peggiore. Dipende dai momenti, dagli stati d’animo, dal tipo di vento: scirocco o tramontana, e dalla luna, crescente o calante. In questo preciso momento, secondo, attimo fuggente, ad esempio, sto lavorando ad un brano molto, ma molto, molto bello. Il testo purtroppo non è il mio, ma me ne sono immaturamente innamorato. Capita anche nelle migliori famiglie e ad una certa età. La musica, la musica, devo dire, che neanche la musica è mia. L’ha scritta un bardo della terza dinastia dell’ottava corda. (Questo è un messaggio in codice) E per finire, lo canta un altro. Io, praticamente, l’ho solo ascoltato.
Ma è veramente bello. Lo deve sentire. Veramente bello.

Non voglio approfittare oltre della sua squisita accoglienza e ospitalità.
Il quadro che ha esposto è molto chiaro.
La voglio quindi ringraziare e salutare con un’ultima domanda che spero gradirà:
Quali sono i suoi progetti presenti e futuri?

Mi disse una volta, il giovane apprendista di un fabbro di nome Giovanni che ferrava cavalli da traino, che non si può vivere né nel passato, né nel futuro ma solo nell’attimo presente e che lui era molto stanco di stare nel presente perché i cavalli avevano un forte olezzo e la sera la sua ragazza non gliela dava per questo motivo.
Ora, se nell’attimo presente io sto parlando con lei e, lei, mi continua a fare mille insinuanti e perniciose domande, da cui debbo peraltro difendermi, come faccio a pensare o fare nuovi progetti?
Possibile che lei, oltre a non capire quello che dico io, non capisca neanche quello che dice lei?
Ma non voglio lasciarla delusa e a bocca asciutta, sarebbe un’imperdonabile atto di scortesia che non appartiene al mio rango. (o orango? Mah!?!)
E allora le chiedo? “Vuole un bicchierino?”

Come? Ah, no grazie! Vorrei che mi dicesse almeno questo. Un titolo. Un’idea. Un nome.

Facciamo quello della staffa. Chiamo anche l’apprendista fabbro. Che ne pensa?

No, no, grazie. Lei è molto gentile ma io sono quasi astemio.

Lei è Artemio? Artemio Pirri?

No, c’è stato un fraintendimento. Io sono astemio.

Astemio Pirri?

Si, sono Pirri, astemio. Se mi da l’ultima risposta mi faccio anche tutta la bottiglia.

Ecco, vede.
Non le si può dare un dito che lei prende subito tutto il braccio.
Io le offro un bicchierino. La bottiglia mi sembra un po’ esagerato. Anche perché ha 42 gradi. Brucia quasi come il fuoco. Non scherziamo.
Comunque, signor Astemio, le dirò, lei è un po’ stravagante, ma si vede che è un buono.
E quindi le rispondo.
Intransigibilmente ora.
Allora, ascolti bene.
Le dirò un nome.
Ma lei dovrà serbare il segreto fino a nuova autorizzazione.
Lo farà?

Si, lo farò.

Bene. Allora siamo d’accordo.
Lei conosce Giovanni Pascoli?

Il poeta?

No, il fabbro! Ah ah ah ! ! !
Ma certo, il poeta immortale.

Si, ovviamente.

Bene!
Conosce la “Cavallina storna”?

Non tutta a memoria, ma la conosco.

Bene!
Conosce la parte finale?

Si, credo di ricordarla.

Me la dica.

Mi sembra che fosse più o meno così. “… disse un nome sonò alto un nitrito!”

Lei sa fare la cavallina storna?

Come?

Lei sa nitrire?

Ma che dice?

Le dirò il nome vero ma solo ad una condizione, che lei nitrisca in segno di assenso
È un segnale convenzionale.

Ma come faccio a sapere che il nome è giusto?

Ma lei si fida di me?

Va bene. D’accordo. Sono pronto.

Si prepari. Ci siamo. Un bel nitrito alto, mi raccomando.
È pronto?

Siiiiiii!!!!

Concentrato?

Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!

Vado, eh?

La prego vada…..

Domenica Borghese!!!

IIIIIIIIIIIIIIIIIIIIhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!

Che bel nitrito È fatta!

Grazie a Dio!!!!!

—> N.B. Ogni riferimento ai Pirri di questa intervista è puramente casuale e frutto della pura fantasia. Nessun animale citato è stato maltrattato”.